Costituito ieri sera (22 agosto) in assemblea al ghetto della
Felandina il Forum delle Terre di Dignità.
Il Comitato Braccianti della Felandina e decine di associazioni italiane sottoscrivono il documento e convocano le prime iniziative a partire dalla manifestazione unitaria prevista nell'ultima settimana di agosto in difesa del lavoro e per invocare soluzioni degne per agricoltori e braccianti nel metapontino
A Matera di fronte alla Prefettura in Piazza Vittorio Veneto il 23 agosto alle ore 11 conferenza stampa di presentazione delle richieste, dei progetti e delle iniziative
Il 22 agosto in una partecipata assemblea al Ghetto della
Felandina decine di Associazioni hanno pubblicamente firmato il
documento fondativo del Forum delle Terre di Dignità. Si
conclude, così, la prima tappa aperta dall'appello lanciato
dall'Associazione TerreJoniche che aveva chiamato ad unire gli
sforzi per affrontare la scandalosa e inumana condizione in cui
versano i lavoratori braccianti migranti accampati (ormai da
oltre dieci anni) in "accampamenti di fortuna" nel territorio
del metapontino in occasione delle campagne di raccolta.Il Comitato Braccianti della Felandina e decine di associazioni italiane sottoscrivono il documento e convocano le prime iniziative a partire dalla manifestazione unitaria prevista nell'ultima settimana di agosto in difesa del lavoro e per invocare soluzioni degne per agricoltori e braccianti nel metapontino
A Matera di fronte alla Prefettura in Piazza Vittorio Veneto il 23 agosto alle ore 11 conferenza stampa di presentazione delle richieste, dei progetti e delle iniziative
Il documento di costituzione è chiaro nel chiamare alla responsabilità le istituzioni che finora hanno "guardato altrove senza assumere la responsabilità delle risposte"; si legge nel documento: "Se ci sono eventi prevedibili nel Metapontino (come ovunque in Italia e in Europa) questi sono i bisogni e i flussi di manodopera in agricoltura. Sappiamo tutto con sufficiente approssimazione: quanti ettari delle differenti colture si mettono in campo, in quali periodi si svolgono le lavorazioni, quanti sono i bisogni stimati di uomini e donne che dovranno essere impegnati per lavorare. Se si sa programmare la gestione dell’acqua, perché non si possono organizzare i flussi di lavoro?
Dove è “l’emergenza”? Centinaia di braccianti (migliaia
se consideriamo gli spostamenti interregionali) arrivano ogni
anno da fuori del nostro territorio per integrare l’offerta di
manodopera locale insufficiente, senza trovare le condizioni
adeguate per poter lavorare: servizi, abitazioni, trasporti. Non
potranno essere gli agricoltori a farsi carico da soli di
risolvere problemi che, evidentemente, richiedono la piena
responsabilità delle istituzioni nel determinare le condizioni
logistiche e operative per l’accoglienza, un piano di gestione
dei fabbisogni, una gestione trasparente del rapporto
domanda/offerta di lavoro, una infrastrutturazione dei
trasporti.
Cosa ci dobbiamo aspettare se i pomodori sono pagati 8
centesimi al campo o le albicocche 5 centesimi? Quale qualità
del lavoro e dei prodotti potrà essere garantita? Possiamo
scandalizzarci del lavoro schiavo se accettiamo l’idea che i
prodotti al campo vengano sottopagati dalla speculazione
commerciale e finanziaria?
In un Paese che da millenario luogo di produzione del
cibo e lavoro della terra diventa una grande piattaforma
commerciale, la presenza dei migranti nel nostro territorio
durante le campagne di raccolta e lungo i tempi del lavoro della
terra amplifica i nostri ritardi e i problemi di una società
economicamente sempre più debole con un’agricoltura che sta
vivendo una crisi insopportabile.
È in questo quadro che dobbiamo unire gli sforzi per
affermare, al contrario, il fronte comune di chi lavora e
produce e di chi ha interesse diretto ad un cibo giusto prodotto
in un territorio tutelato e in contesti trasparenti; il nostro
sistema straordinario dell’ortofrutta non può permettersi
condizioni barbare da medioevo e le istituzioni non possono
lasciare soli i nostri agricoltori e i braccianti a pagare lo
sfruttamento di prezzo al campo ed a scaricarlo sui più deboli."
Primi firmatari del documento di costituzione e l'agenda
delle prime iniziative sono proprio i braccianti della Felandina
che nei giorni scorsi si sono organizzati in Comitato
Braccianti della Felandina dandosi un coordinamento in cui sono
rappresentate le diverse nazionalità presenti nel campo; a loro
si sono aggiunte le organizzazioni italiane e le associazioni
spiegando che: "Siamo diversi
per approccio culturale, visione politica, esperienze
concrete, composizione e natura delle pratiche che mettiamo in
campo ma (in nome dell’impegno laico come dell’impegno
religioso, di quello sociale come di quello istituzionale)
siamo tutti testimoni attivi di una presenza diffusa da anni a
sostegno dei più deboli, dei diritti e del territorio in
quanto rappresentanti di sindacati, associazioni di
volontariato, comunità e associazioni di credenti, movimenti
civili, espressioni della cultura e dell’arte, comitati di
iniziativa.
In nome della nostra
diversità che coltiviamo come valore e ricchezza,
riconoscendoci nei comuni valori della democrazia, avendo bene
a cuore i principi di umanità e di giustizia e l’obiettivo di
tutelare e difendere le nostre comunità, dopo esserci
incontrati abbiamo deciso di costruire uno spazio comune di
iniziativa per mobilitare la società e le istituzioni perché
la barbarie e l’arretratezza dei ghetti in cui vivono i
braccianti impegnati nelle campagne di raccolta e nel lavoro
delle nostre terre abbia una risposta degna della nostra
storia e cultura civile e democratica."
Molte altre firme si
aggiungeranno nei prossimi giorni con l'obiettivo di
coordinare le iniziative, lanciare una grande campagna di
comunicazione sociale e di informazione e di premere nei
confronti delle istituzioni perché "facciano il loro dovere,
offrendo le risposte di cui hanno responsabilità a partire
dal dire quale è la soluzione in termini di ospitalità per i
ragazzi e i lavoratori adesso accampati alla Felandina". Alle
prime associazioni italiane già ieri sera in assemblea si sono
aggiunti Milo Rau (il regista internazionale che in
collaborazione con la Fondazione Matera 2019 sta allestendo
fra Matera e le campagne lucane e Pugliesi il DocuFilm "Il
Nuovo Vangelo" girato fra i migranti e nei ghetti) e i
componenti della Campagna internazionale "La Rivolta della
Dignità" ad esso collegata.
Prima tappa sarà la
manifestazione unitaria che entro l'ultima settimana di agosto vedrà sfilare insieme
i braccianti migranti della Felandina con gli agricoltori, i
braccianti italiani e le associazioni che compongono il Forum
per concludersi in un'assemblea cui sono invitati tutti i
sindaci del Materano, le Istituzioni, la Regione e soprattutto
"le persone che hanno a cuore gli interessi delle nostre
comunità rurali e la democrazia".
Il documento con il
programma sarà consegnato domattina (23 agosto) in Prefettura a Matera e
per illustrarlo e dare i dettagli della manifestazione e delle altre iniziative è convocata una conferenza
stampa venerdi 23 agosto alle ore 11 in Piazza Vittorio Veneto
alle ore 11 davanti alla Prefettura. Alla Conferenza
parteciperanno (fra gli altri) due rappresentanti del Comitato
Braccianti della Felandina, Gianni Fabbris presidente di
Altragricoltura, Yvan Sagnet presidente dell'Associazione
NoCap, e diversi rappresentanti di Associazioni laiche
e cattoliche componenti il Forum Terre di Dignità.

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